Adattamento alla separazione, co-genitorialità e benessere psicologico dei figli: uno studio esplorativo

INTRODUZIONE  
(tratta da “L’adattamento dei figli di fronte alla rottura dei legami di coppia”, di Marisa Malagoli Togliatti e Anna Lubrano Lavadera, Minori e giustizia, n. 4, 2011)

Dalla fine degli anni ’80 una delle ipotesi più accreditate nella comprensionedei processi di separazione/divorzio è la prospettiva divorzio-stress-adattamento (Amato, 2008) secondo cui la separazione, in assenza di altri fattori di stress sociali e contestuali, nongioca un ruolo più rilevante di altri eventi nello sviluppo di una psicopatologiadei soggetti in essa coinvolti. Secondo tale prospettiva la separazione nonè un evento di per sé patogeno (Kelly, 2000) ma soltanto una delle molte esperienze cuipossono andare incontro i soggetti in via di sviluppo; al contrario per moltifigli può coincidere con la fine di relazioni ostili agite quotidianamente nell’ambitodi un clima familiare conflittuale.
Il principale fattore di rischio studiato in relazione all’adattamento dei figli dopo la separazione coniugale è però la persistenza di unconflitto distruttivo nei rapporti tra gli ex-coniugi (Sbarra, Emery, 2005). Il minore coinvolto in dinamichetriangolari disfunzionali infatti sperimenta forti conflitti di lealtà, situazione emotiva e affettiva che condiziona in senso negativo l’adattamento.
Nel contesto di un conflitto “non governato”tra i genitori, il figlio può cercare di distrarre i genitori dalla tensione chesi è creata tra loro, piuttosto che condividere con loro l’esperienza emotivo-affettiva (Fivaz-Depeursinge, Lopes, Python, 2009).
Una variabile molto studiata nella letteratura più recente in relazione all’adattamento dei figli alla separazione dei genitori è la cogenitorialità definita come la capacità dei genitori separatidi stabilire una relazione di reciproca collaborazione nello svolgimento delle funzioni genitoriali(McHale, 1995). Infatti, sebbene cambino i ruoli, le vite dei figli edei loro genitori rimangono interdipendenti anche molti anni dopo la separazione.Questa definizione rimanda al mutuo investimento e coinvolgimentodei genitori nel crescere ed educare i propri figli: la cogenitorialità non è semplicemente la somma dei ruoli genitoriali e non coincide con l’esercizioparallelo della genitorialità. La coordinazione, in questo contesto, rimandaalla capacità dei genitori di co-regolare le proprie azioni con quelle dell’altrodi sostenersi a vicenda, di negoziare le decisioni più significative che riguardanole scelte relative all’educazione dei figli (Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera, 2008). 
La possibilità di instaurare una cogenitorialità coesiva e funzionale con l’altro genitore dopo laseparazionee la riorganizzazione successiva a essa, appare inoltre in relazione con l’adattamento diciascun genitore alla separazione,ovvero alla capacità di relazionarsi all’altro in maniera libera da sentimenti di rabbia, colpa, delusione (Kaslow, 2006). La fine del legame coniugale può essere vissuta in termini didistress psicologico, ovvero una condizione depressiva che si accompagna a rabbia, tristezza,sensi di colpa, rimpianti. Tale sconvolgimento fisico ed emotivosi può protrarre anche diversi anni dopo l’evento separativo. Come per i figli,alcuni adulti sono “resilienti” mentre altri sono maggiormente vulnerabiliagli effetti del divorzio/separazione e proprio questi sono i genitori maggiormente “a rischio”di coinvolgere il figlio in dinamiche relazionali disfunzionali. Esiste la possibilità di una maggiore probabilità di configurazionifamiliari disfunzionali laddove i genitori non hanno raggiunto un’adeguataelaborazione psicologica dell’evento separativo (Lubrano Lavadera, di Benedetto, Malagoli Togliatti, 2008)

OBIETTIVI

In base a tali presupposti empirici obiettivo del presente lavoro è quello di analizzare il processo di riorganizzazione di un campione di famiglie separate in relazione ai costrutti di adattamento alla separazione, coparenting e benessere psicologico dei figli.

VARIABILI INDAGATE E STRUMENTI

ORGANIZZAZIONE RISPETTO ALLA GESTIONE DEI FIGLI/E– valutata attraverso il Piano Genitoriale. Il Piano Genitorialeè uno strumento proposto dal Tribunale di Civitavecchia mutuato dalla coordinazione genitoriale riconducibile a Debra Carter (Carter, 2011), che si pone l’obiettivo di cogliere gli aspetti pratici della gestione dei figli nella quotidianità. Il Piano Genitoriale originario, nella sua versione di base, è stato inserito in quanto in grado di cogliere la dimensione strutturale del sistema familiare binucleare con la ripartizione dei compiti e delle responsabilità legate alla gestione dei figli. Sono state apportate delle modifiche alla versione originaria per adattarlo agli scopi della presente ricerca.
ADATTAMENTO DEI CONIUGI ALLA SEPARAZIONE – valutato attraverso il Psychological Adjustment to Separation Test (PAST) (Sweeper &Halford, 2006), è un questionario di 26 item che misura tre dimensioni portanti rispetto alla capacità di adattarsi alla separazione(likert da 1 – fortemente in disaccordo a 5 – fortemente d’accordo). La prima dimensione è la solitudine negativa connessa alla perdita del legame emozionale con l’ex partner e alla perdita dei legami sociali connessi al lui/lei. È definita come il sentimento di isolamento, il tempo passato da soli e l’esperienza di affettività negativa. La seconda dimensione è l’attaccamento al partner, descritto come il prodotto di un desiderio costante di vicinanza verso l’ex partner dopo la dissoluzione di una relazione intima. La terza dimensione, infine, è la capacità di co-parenting (indica il conflitto nel co-parenting) dopo la fine di una relazione, caratterizzata dalla coordinazione e negoziazione tra i genitori rispetto alle questioni chiave rispetto al benessere dei bambini. Punteggi superiori indicano maggiori problemi nell’adattamento psicologico alla separazione o al divorzio.
ESERCIZIO DELLA COGENITORIALITÀ – valutato attraverso il Coparenting Relationship Scale(CRS; Feinberg, Brown e Kan, 2012). È un questionario self-report costituito da 35 item su scala Likert a 7 punti (0 = per nulla vero per noi/mai; 6= molto vero per noi/sempre), che confluiscono in 7 distinte dimensioni. L’Accordo, misura il livello di accordo in merito agli obiettivi educativi e alle modalità di accudimento dei figli (“il mio partner ed io abbiamo le stesse idee rispettoa come crescere nostro figlio”). La Valorizzazione del partner misura l’approvazione e la valorizzazione dei contributi dell’altro nella cura del figlio. Il Supporto considera l’aiuto e il sostegno dall’altro durante i compiti di cura. La Vicinanza affettiva misura il grado in cui l’essere cogenitorirafforza l’intimità e l’espressione affettiva della coppia. LaDivisione del lavoro misura la soddisfazione circa il contributo del partner nella cura del bambino. L’Antagonismovaluta il livello di antagonismo e competizione relativi alla cura del figlio. L’Esposizione al conflitto valuta il coinvolgimento dei partner in interazioni conflittuali in presenza dei figli.
COMPORTAMENTI DEL BAMBINO/ADOLESCENTE/RAGAZZO – valutato attraverso il Strenghts and Difficulties Questionnaire (Robert Goodman)Il questionario sulle Capacità e le Difficoltà (SDQ) valuta i problemi comportamentali dei bambini e degli adolescenti di età compresa tra i 3 e i 16 anni. Esiste in diverse versioni a seconda della fascia di età dei soggetti valutati e della fonte di informazione (genitore, insegnante e, a partire dagli 11 anni,ragazzo stesso). E’ composto da 25 items che indagano 5 dimensioni: sintomi emotivi; problemi della condotta; iperattività/disattenzione; problemi di relazione con i coetanei; comportamento prosociale.Inoltre, il questionario prevede due supplementi (opzionali) che indagano, rispettivamente, l’impatto che i sintomi hanno sul funzionamento del bambino/adolescente e l’efficacia dell’intervento.Tutte le versioni dei questionari sono disponibili in italiano e scaricabili gratuitamente, unitamente alleistruzioni per il calcolo dei punteggi alle scale, dal sito: http://www.sdqinfo.com/ 

PROCEDURE DI SOMMINISTRAZIONE E PARTECIPANTI
(Istruzioni per i somministratori)

Partecipanti
La batteria di strumenti è destinata tutte le situazioni in cui le persone stiano vivendo o abbiano vissuto una separazione e che abbiamo dei figli. Il campione sarà costituito sia da nuclei familiari in cui non è presente un figlio che rifiuta i contatti con una figura genitoriale, sia da nuclei familiari in cui si identifica la presenza di uno o più figli rifiutanti.

Contesti in cui effettuare il campionamento:
– contesto clinico. Presso le sedi Iefcostre, sia nei gruppi di training sia nell’attività libero professionale svolta dai colleghi nel centro clinico;
– contesto giuridico. Attraverso la collaborazione di avvocati che incontrano nella propria attività situazioni di separazione;
– contesti normativi. Attraverso la collaborazione di laureandi che somministrino i questionari a coppie e/o individui separati con figli.

Procedura
Rispetto alla presentazione e alla somministrazione della batteria:

  1. somministrare i questionari monitorando con attenzione che la compilazione avvenga in modo corretto, eventualmente aiutando le persone nella comprensione/compilazione degli item e naturalmente creando uno spazio in cui sia possibile eventualmente lavorare su significati, emozioni e associazioni attivati dalle risposte.
  2. L’ideale sarebbe somministrare ad entrambe i genitori e al figlio o figli ma nel caso in cui questo non è possibile (irreperibilità e/o indisponibilità di un genitore) si può somministrare a un solo genitore e/o ai figli.
  3. Nel caso in cui i bambini abbiano fino ai 10 anni lo Strenghts and Difficulties Questionnaire andrà somministrato solo ai genitori (entrambi o uno/a, vd. Punto 2). Nei casi in cui i figli abbiamo dagli undici anni in su deve essere somministrato sia ai genitori sia ai figli (nel caso in cui questi ultimi siano coinvolgibili, altrimenti solo ai genitori). 
  4. Nel caso in cui si ravveda una situazione familiare in cui uno o più figli sono “rifiutanti” somministrare anche la tabella 2 (pag.7) del piano genitoriale.
  5. Offrire la possibilità di discutere i risultati ottenuti (decidere in modo flessibile e in base all’andamento dell’incontro quando farlo) se la somministrazione avviene in un contesto clinico.
  6. tutti i questionari dovrebbero confluire in un unico “punto di raccolta” al fine di poter essere archiviati. Sarà cura di ogni “somministratore” associare a ciascun questionario un codice (potrebbe essere il nome e il cognome dei pazienti) di modo che i questionari provenienti da ciascun nucleo familiare possano essere mantenuti insieme (ad es. famiglia Rossi composta da papà, mamma e figlio di 5 anni – COD. 1M; 1P; 1F).

eventuale indirizzo mail dedicato: ricerca@iefcostre.org